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	<title>Indigena &#187; Lavori eseguiti</title>
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	<description>Conservare Biodiversità, Innovare il Paesaggio</description>
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		<title>Perché ci sono dei rovi nel frutteto-giardino di Montebelluna</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Apr 2014 09:17:29 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Biodiversità in rete]]></category>
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		<description><![CDATA[Qualche giorno fa è uscito un articolo di Laura Bon sul Gazzettino a proposito del frutteto giardino incompreso che avevo realizzato a Montebelluna nel 2006, di cui avevo già parlato in questo sito.  Vorrei poter rispondere e raccontare il mio punto]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa è uscito un articolo di Laura Bon sul Gazzettino a proposito del frutteto giardino incompreso che avevo realizzato a Montebelluna nel 2006, di cui avevo già parlato in questo sito.  Vorrei poter rispondere e raccontare il mio punto di vista.</p>
<p>Fin da quando l’ho piantato e seminato ho apportato gratuitamente il mio contributo, per difenderlo dalle critiche che derivavano dalla mancanza della comunicazione necessaria al suo godimento. </p>
<p>Venivo interpellato solo dopo qualche articolo sul giornale che accusava l’amministrazione di non eseguire la manutenzione. Le volte che ho agito senza essere convocato, invece, sono quelle in cui comunicavo al Comune che chi doveva eseguire la manutenzione, apportava danni alle piante.</p>
<p>Il giardino infatti ha sempre avuto il proprio piano di manutenzione del costo annuo di 700 € lordi, e non è pertanto un intervento “ibrido” tra selvatico e coltivato, ma solo un luogo trascurato in cui le piante stanno sicuramente meglio rispetto a come sarebbero ridotte oggi dal livello tecnico della manutenzione che si intendeva fornire. </p>
<p>Concordo con chi crede che il parco versi oggi nell’abbandono, ma non è per i costi di manutenzione, poichè lo scrivente è ancora a disposizione per quella somma a fornirla sulle piante da frutto, in cambio di quella corretta informazione che si deve alla cittadinanza e che non si è voluta fare.</p>
<p>Infatti non fu consentita una piccola spesa necessaria ad un cartello destinato alla spiegazione del giardino/frutteto, dove si elencavano tutte le varietà da collezione contenute. </p>
<p>Pertanto, riguardo ai costi di realizzazione del verde del Parco Sansovino, posso dirvi che invero furono molto bassi (importo complessivo delle opere a verde 18.000€) rispetto ai costi dei manufatti; se anche qualcuno li ritenesse alti, sappia che rappresentavano un investimento economicamente ed ecologicamente sostenibile per i bassi costi di gestione, per assurdo oggi falsamente additati come capitolo gravoso da mantenere. Ne avremmo di cose da dire! Scrivetemi se volete sapene di più</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La sostenibilità nel verde è monocromo?</title>
		<link>http://www.indigena.tv/2013/09/la-sostenibilita-nel-verde-e-monocromo/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Sep 2013 15:09:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavori eseguiti]]></category>
		<category><![CDATA[giardini economicamente sostenibili]]></category>
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		<category><![CDATA[giardino su terreni argillosi]]></category>
		<category><![CDATA[riduzione costi di manutenzione del verde]]></category>
		<category><![CDATA[tappeti erbosi rustici]]></category>

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		<description><![CDATA[A Padova in località Montà, si trova il Centro Congressi Villa Ottoboni, già sede dell’Istituto Cortivo. La villa settecentesca, che fu appunto dimora di Papa Ottoboni, è stata ristrutturata completamente nel 2000 dall’architetto Ruggero Ruggiero. Il parco di Villa Ottoboni ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>A Padova in località Montà, si trova il Centro Congressi Villa Ottoboni, già sede dell’Istituto Cortivo.</h2>
<p>La villa settecentesca, che fu appunto dimora di Papa Ottoboni, è stata ristrutturata completamente nel 2000 dall’architetto Ruggero Ruggiero.</p>
<p>Il parco di Villa Ottoboni  era organizzato in un grande tappeto erboso con alcuni alberi sparsi e delle siepi regolari a cornice del complesso architettonico. Nel 2012 è subentrata la necessità di valorizzare la parte nord del parco per nuove attività da svolgere all’aperto, per cui abbiamo deciso di ridistribuire gli spazi e di inserire il tema floreale. Agli edifici principali sono state addossate piante selezionate dalle antesi abbondanti, con fiori grandi dai colori inusuali, come il rosa variegato e il giallo-verde. Allontanandosi dall’edificio principale sono state create cortine di fioriture più antiche dai toni meno accesi e insistenti, come lillà e amarene; infine sullo sfondo è stata ripristinata la vegetazione selvatica, erbacee incluse.</p>

<a href='http://www.indigena.tv/2013/09/la-sostenibilita-nel-verde-e-monocromo/ottoboni-01-web-2/'><img width="150" height="150" src="http://www.indigena.tv/wp-content/uploads/2013/09/Ottoboni-01-WEB-2-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Parco Villa Ottoboni-01" /></a>
<a href='http://www.indigena.tv/2013/09/la-sostenibilita-nel-verde-e-monocromo/ottoboni-02-web-02/'><img width="150" height="150" src="http://www.indigena.tv/wp-content/uploads/2013/09/Ottoboni-02-WEB-02-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Ottoboni-02-WEB-02" /></a>
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<a href='http://www.indigena.tv/2013/09/la-sostenibilita-nel-verde-e-monocromo/ottoboni-08-web-02/'><img width="150" height="150" src="http://www.indigena.tv/wp-content/uploads/2013/09/Ottoboni-08-WEB-02-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Ottoboni 08-WEB 02" /></a>
<a href='http://www.indigena.tv/2013/09/la-sostenibilita-nel-verde-e-monocromo/ottoboni-04-web-02/'><img width="150" height="150" src="http://www.indigena.tv/wp-content/uploads/2013/09/Ottoboni-04-WEB-02-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Ottoboni-04-WEB-02" /></a>
<a href='http://www.indigena.tv/2013/09/la-sostenibilita-nel-verde-e-monocromo/ottoboni-03-web-02/'><img width="150" height="150" src="http://www.indigena.tv/wp-content/uploads/2013/09/Ottoboni-03-Web-02-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Ottoboni-03-Web-02" /></a>

<p>Per non aggravare il bilancio con la nuova manutenzione delle aiuole abbiamo deciso di intervenire su tutto il piano di gestione del verde. Si è trattato soprattutto di ridurre i costi di manutenzione del tappeto erboso, trasformato in un tappeto erboso rustico, introdurre piante selvatiche per ricostruire delle catene alimentari di regolazione dei parassiti, eliminare le piante sofferenti non idonee ai terreni molto argillosi, utilizzare tutte le potature e gli sfalci come pacciamatura concimante per le siepi perimetrali, eliminare completamente i diserbanti, i pesticidi e altre sostanze chimiche. Tecnicamente l’impegno maggiore ha riguardato la costruzione di aiuole su un terreno molto argilloso, con piante arbustive molto fiorifere consociate a piante erbacee ornamentali inusuali.</p>
<p>Val la pena di osservare che spesso vengono escluse dalla progettazione aiuole fiorite per l’aggravio dei costi di gestione, per la maggiore fruibilità degli spazi e per la sicurezza  dei visitatori;  andrebbe pertanto tenuto in maggiore considerazione il problema sulla corretta progettazione della consociazione delle piante idonee al luogo e sull’eliminanazione delle operazioni inutili.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Giardino Blu</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Apr 2013 08:58:40 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Lavori eseguiti]]></category>
		<category><![CDATA[fioriture blu]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Giardino Blu a Falzé di Trevignano (TV) nasce dalla necessità di esaltare un complesso edilizio destinato alla ricezione in modo che dalla strada e dall’edificio stesso si possa godere delle continue fioriture. Su uno schema geometrico che organizza gli spazi]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il Giardino Blu a Falzé di Trevignano (TV) nasce dalla necessità di esaltare un complesso edilizio destinato alla ricezione in modo che dalla strada e dall’edificio stesso si possa godere delle continue fioriture. Su uno schema geometrico che organizza gli spazi antistanti l’edificio abbiamo pensato e realizzato un giardino-orto molto ampio con l’uso di sole piante da fiore erbacee e piccolo-arbustive, piantate su aiuole regolari parallele alternate da sentieri di tappeto erboso sempre percorribili. Quattro distinte fioriture si susseguono utilizzando fiori blu e bianchi per le aiuole centrali, e fioriture in varie tonalità di rosa e bianco ai perimetri, man mano che ci si avvicina alla campagna.</p>
<h2>Approfondimenti compositivi e colori</h2>
<p>Entro le aiuole si ripetono moduli di impianto costituiti da consociazioni di erbacee ed arbusti. I moduli, composti da sette sottomoduli, sono ripetuti di fila in fila slittati di un sottomodulo, in modo che il giardino possa leggersi come un orto ben curato ed ordinato se si passeggia lungo i sentieri oppure, se lo si osserva da qualsiasi altra posizione esterna, come una realizzazione parzialmente informale, dove la vegetazione si presenta esuberante anche se sempre disciplinata dalla regola matematica dell’impianto che si percepisce diagonalmente.</p>
<p>Le fioriture sono state pensate per ottenere quattro scenari ben distinti temporalmente: d’inverno il bosso nano disegna la struttura riordinando le vestigia delle piante imbrunite dal freddo e le bacche rosse delle rose richiamano i colori natalizi, in primavera con la fioritura delle iris barbate alte e le rose galliche profumate, per tutta l’estate con gli ibischi che sostengono le clematidi ed infine, ad ottobre con gli astri che inaspettatamente regalano l’ultimo ricordo della vitalità estiva con un’imponente fioritura tardiva visitata dalle farfalle pronte a svernare.</p>
<p>&nbsp;</p>

<a href='http://www.indigena.tv/2013/04/giardino-blu/giardino-luca-falze-016/'><img width="150" height="150" src="http://www.indigena.tv/wp-content/uploads/2007/04/GIARDINO-LUCA-FALZE-016-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="GIARDINO-LUCA-FALZE&#039;-016" /></a>
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<a href='http://www.indigena.tv/2013/04/giardino-blu/giardino-luca-falze-016a-018/'><img width="150" height="150" src="http://www.indigena.tv/wp-content/uploads/2007/04/GIARDINO-LUCA-FALZE-016a-018-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="GIARDINO-LUCA-FALZE-&#039;016a-018" /></a>

<h2>Gestione e trasformazioni nel tempo</h2>
<p>Tra i lavori eseguiti è sicuramente quello che ha maggior impegno manutentivo, ma rappresenta un esercizio virtuoso di composizione  e  consociazione tra piante ornamentali. L’aspetto di maggior pregio infatti è il tema cromatico scelto nella parte centrale, la tonalità di blu raro nelle piante adatte al nostro contesto ambientale, soprattutto se correlato ad esigenze di abbondanti  e persistenti fioriture, rusticità e portamento ordinato.</p>
<p>Possiamo collocare l’impegno della sua manutenzione comunque ben al di sotto di un orto domestico, anche se le operazioni hanno la stessa frequenza, ma non includono ancora, dopo sette anni dalla sua realizzazione, né impianti né trapianti.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Un arboreto</title>
		<link>http://www.indigena.tv/2013/04/boschetto/</link>
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		<pubDate>Sat, 13 Apr 2013 09:34:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavori eseguiti]]></category>
		<category><![CDATA[carpino nero]]></category>
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		<description><![CDATA[A volte siti compromessi, o terreni marginali non adatti all’agricoltura dei beni alimentari, o ancora porzioni di grandi proprietà che richiedono trasformazioni significative e che necessitano di autorizzazione paesaggistica sono luoghi ideali per colture energetiche o ripristini naturalistici. Qui presentiamo un]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>A volte siti compromessi, o terreni marginali non adatti all’agricoltura dei beni alimentari, o ancora porzioni di grandi proprietà che richiedono trasformazioni significative e che necessitano di autorizzazione paesaggistica sono luoghi ideali per colture energetiche o ripristini naturalistici. Qui presentiamo un progetto realizzato inerente al primo caso, un arboreto realizzato nel 2004 destinato alla produzione di legna da fuoco di carpino nero.</p>

<a href='http://www.indigena.tv/2013/04/boschetto/boschetto-evidenza/'><img width="150" height="150" src="http://www.indigena.tv/wp-content/uploads/2012/04/boschetto-evidenza-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Boschetto" /></a>
<a href='http://www.indigena.tv/2013/04/boschetto/bosc/'><img width="150" height="150" src="http://www.indigena.tv/wp-content/uploads/2011/10/Bosc--150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Bosc-" /></a>
<a href='http://www.indigena.tv/2013/04/boschetto/bosch/'><img width="150" height="150" src="http://www.indigena.tv/wp-content/uploads/2011/10/Bosch--150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Bosch-" /></a>
<a href='http://www.indigena.tv/2013/04/boschetto/bosch-ale_8383/'><img width="150" height="150" src="http://www.indigena.tv/wp-content/uploads/2011/10/Bosch-ALE_8383-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Bosch-ALE_8383" /></a>
<a href='http://www.indigena.tv/2013/04/boschetto/bosch-dsc_0107-2/'><img width="150" height="150" src="http://www.indigena.tv/wp-content/uploads/2011/10/Bosch-DSC_0107-2-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Bosch-DSC_0107-2" /></a>

<p>Le caratteristiche tecniche dell’impianto prototipo sono riservate e sviluppate da Indigena stessa per altri progetti in corso d’opera, pertanto non saranno pubblicate, tuttavia la galleria fotografica permette di apprezzare aspetti connessi a questo tipo di economia, dal miglioramento dello spazio visivo, della qualità dell’aria, degli aspetti idrogeologici, alla nuova auspicata consapevolezza dell’importanza degli alberi tra i residenti dell’intorno.</p>
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		<title>Il primo frutteto sperimentale</title>
		<link>http://www.indigena.tv/2009/05/primi-impianti-frutteto/</link>
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		<pubDate>Wed, 20 May 2009 09:26:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Azienda agricola Indigena]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel corso degli anni di studio e di sperimentazioni nel “laboratorio a cielo aperto”, così potremo definire il giardino sperimentale Indigena, sono state collaudate qualche decina di consociazioni tra piante e animali con lo scopo di ottenere una sinergia utile]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Nel corso degli anni di studio e di sperimentazioni nel “laboratorio a cielo aperto”, così potremo definire il giardino sperimentale <em>Indigena</em>, sono state collaudate qualche decina di consociazioni tra piante e animali con lo scopo di ottenere una sinergia utile ad aumentare la produzione degli impianti biologici, abbassare i costi di manodopera e l’impatto ambientale.</p>
<p>Fino al 2008 il lavoro svolto riguardava piccole superfici di terreno e non era mai stato applicato su scala economicamente significativa per una azienda agricola.</p>
<p>Nel 2009, in seguito alla disponibilità di un privato interessato a sviluppare queste applicazioni, si è potuto testare per la prima volta uno di questi modelli di consociazione. La superficie resa disponibile, che si trova a Poggiana di Riese Pio X (TV), era di circa un ettaro;  gli obiettivi, oltre ai comuni pricipi di promozione dell’agricoltura naturale, erano anche quello di fornire occasione di lavoro ed integrazione sociale alle persone lì residenti, e quello di valorizzare e tutelare il loro contesto abitativo dal punto di vista ambientale e paesaggistico.</p>

<a href='http://www.indigena.tv/2009/05/primi-impianti-frutteto/00_frutteto-p-12_03_27/'><img width="150" height="150" src="http://www.indigena.tv/wp-content/uploads/2009/05/00_Frutteto-P-12_03_27-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="00_Frutteto-P-12_03_27" /></a>
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<a href='http://www.indigena.tv/2009/05/primi-impianti-frutteto/05_frutteto-p-12_03_27/'><img width="150" height="150" src="http://www.indigena.tv/wp-content/uploads/2009/05/05_Frutteto-P-12_03_27-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="05_Frutteto-P-12_03_27" /></a>

<h1>Aspetti colturali</h1>
<p>L’impianto è costituito da una consociazione di tre tipi di fruttiferi: pesco in due antiche varietà, ottenute da seme recuperato da popolazioni locali, susino nelle tre specie -europeo, asiatico e cino-giapponese &#8211; rappresentato da una decina di comuni varietà tra antiche e moderne, con cinque piante per varietà, ed infine, melo in due piante per varietà, tra quelle recenti non più presenti sul mercato.</p>
<p>Le tre tipologie sono consociate tra loro, in modo che nei filari pari al melo si alterni il pesco, e nei filari dispari il susino.</p>
<p>Come previsto dal modello consociativo, il pesco è entrato in produzione al terzo anno, e invecchiando verrà eliminato all’ottavo, il susino entrerà in produzione quest’anno, al quinto e verrà eliminato al sedicesimo, mentre il melo entrerà in produzione all’ottavo e si manterrà ben oltre la durata del contratto.</p>
<p>In questo modo possiamo impostare la coltura del frutteto in modo meno impattante e più sostenibile per il nostro futuro, mantenendo alti livelli di produttività grazie alla biodiversità impiegata: la continuità di produzione infatti viene garantita dalla precoce fruttificazione del pesco e a seguire del susino, finchè gradualmente prenderanno spazio definitivamente il melo e il pascolo di animali.</p>
<p>Per il controllo dell’erba e la valorizzazione degli scarti, infatti, saranno impiegate oche e capre fin dal sesto anno, cioè da quando i fusti dei fruttiferi, protetti da reti anti pascolo, saranno sufficientemente ingrossati da sostenere le spinte degli animali che tenteranno di piegarli per mangiarne le foglie.</p>
<div>
<h1>Aspetti contrattuali</h1>
<p>Il passaggio più delicato della questione fu l’elaborazione di un particolare contratto con il proprietario del terreno necessario a garantire le due parti. Da un lato si richiedeva la conduzione per trent’anni, senza cui questo tipo d impianti non avrebbero avuto senso, dall’altro si offriva il<em> know-how</em>, la partecipazione al progetto e agli utili che sarebbero derivati dalla vendita dei prodotti. Con il proprietario abbiamo sviluppato un piano finanziario e reso definitivo il progetto di un frutteto consociato, per meglio rispondere alla vocazione agraria dei suoli, al contesto naturale-ambientale ed infine alle inclinazioni e alle attitudini delle persone che si intendeva coinvolgere nei lavori agricoli.</p>
<div> </div>
<p> </p></div>
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		<title>Un giardino incompreso</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Apr 2008 09:17:45 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Biodiversità in rete]]></category>
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		<category><![CDATA[biodiversità applicata]]></category>
		<category><![CDATA[giardino]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel 2006 l’amministrazione comunale di Montebelluna ci permise di tentare un’impresa interessante. Ci fu commissionata la realizzazione  di una parte del parco Sansovino; la superficie di circa un ettaro, che si trova lungo via San Gaetano, può dirsi completamente inserita]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: medium;">Nel 2006 l’amministrazione comunale di Montebelluna ci permise di tentare un’impresa interessante. Ci fu commissionata la realizzazione  di una parte del parco Sansovino; la superficie di circa un ettaro, che si trova lungo via San Gaetano, può dirsi completamente inserita in un contesto residenziale urbano. La nostra proposta fu quella di sfidare il pregiudizio per cui in città resistono solo un ristretto numero di piante caratteristiche dei contesti urbani proponendo al loro posto un frutteto biologico ed un arbusteto di piante antiche da collezione. <span style="font-size: medium;">La sfida non era poi cosa particolarmente innovativa, in quanto si faceva riferimento alle ultime tendenze europee, che tutt’oggi indicano luoghi ideali per la collocazione di orti e frutteti “cittadini” sia i parchi urbani, proprio perchè luoghi di incontro e di scambio, che le “terre di mezzo” perchè spesso abbandonate o costose nella gestione.</span></span></p>
<p><span style="letter-spacing: 0px; font-size: medium;">L’impianto è pensato proprio come un frutteto; a filari si alternano camminamenti erbosi falciati percorribili da tutti.</span></p>
<p><span style="letter-spacing: 0px; font-size: medium;">Perché l’esperimento potesse essere compreso dalla cittadinanza, però, avrebbe dovuto essere stato veicolato nella maniera corretta, attraverso qualche spiegazione e magari qualche cartellone che illustrasse lo schema d’impianto, che spiegasse il valore delle collezioni e i principi a cui questo piccolo giardino si riferisce.</span></p>
<p><span style="letter-spacing: 0px; font-size: medium;">Questo raggruppa infatti oltre duecento varietà poichè ogni pianta è in esemplare unico; le piante sono state inoltre consociate tra loro per evitare lo stress da competizione, che deve essere considerato una delle cause generanti le temute “malattie”.</span></p>

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<p><span style="font-size: medium; font-size: medium;">Lungo la fila di impianto dei fruttiferi, per meglio tutelare fichi, susini, lillà e rose galliche  soprattutto nei primi anni di impianto e per semplificare le operazioni di manutenzione, abbiamo previsto che l’erba fosse tenuta alta sotto le piante. </span></p>
<p><span style="font-size: medium; font-size: medium;">Quell’erba alta lungo le file ha sempre generato discussione e spesso rifiuto da parte dei montebellunesi, anche se era previsto che negli anni si riducesse in altezza. Risulta sempre difficile alle persone, anche dopo aver letto Gilles Clement, dover sopportare l’<em style="color: #444444; font-family: Georgia, 'Bitstream Charter', serif; line-height: 1.5; border-width: initial; border-color: initial; font-style: italic; border-style: none;">erba alta</em>, così tanto demonizzata dai nostri pregiudizi.</span></p>
<p><span style="font-size: medium; font-size: medium;">Eppure è proprio grazie al mantenimento dell’erba alta sotto le piante e gli arbusti che questi possono mantenersi sani e privi di parassiti, tanto più in un contesto cosidetto urbano, compromesso da maggior calore e da maggiori inquinamenti. Come sapete nei nostri impianti non amiamo gli antiparassitari che, oltre a gravare sul bilancio di gestione, ammalano sempre e comunque terra ed acqua.</span></p>
<p><span style="font-size: medium; font-size: medium;">Mentre pochi intenditori continuano a beneficiare del profumo delle rose antiche, ingredienti del mitico profumo Chanel n° 5, del sapore delle susine “Coscia di Monaca” e della morbidezza dei fichi “Nerofum”, dimostrando buona memoria per gli appuntamenti stagionali, ai più non è stato ancora spiegato con un pannellino illustrativo che cosa si può fare in città sapendo leggere la vegetazione con gli occhi della conoscenza.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: medium;">Un occasione perduta anche per la mancanza di lungimiranza con cui il giardino viene oggi gestito, tradendo il significato originario per cui era stato immaginato. </span><br /></span></p>
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